Cerca
  • Luisa Di Giacomo

Perché l'elezione di Biden ci fa ben sperare per la nostra Privacy

L'evento di cui si è parlato per tutta la settimana e che finalmente ci ha concesso un po' di respiro dalle solite notizie per lo più, purtroppo, catastrofiche, è stata l'elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti. Mai come quest'anno l'elezione è stata seguita in tutto il mondo col fiato sospeso (e questo, credo, la dice lunga sulle simpatie che riscuote il buon Donaldino) ed anche la stampa se n'è ampiamente occupata.


Non stupisce, perché il Presidente degli Stati Uniti è ancora oggi l'uomo più importante e potente del mondo e la sua elezione ha implicazioni su tutti i fronti politici ed economici mondiali. E sì, riguarda anche la Privacy e la Protezione dei Dati, che sono gli argomenti di cui trattiamo su questo blog e sul canale collegato.


Senza esprimere pareri di natura politica, anche se chi mi segue su Instagram sa già come la penso (per chi non lo sapesse lascio un velatissimo indizio: non amo le parrucche!), vorrei provare a spiegare che cosa significa avere di nuovo un democratico alla Casa Bianca e che cosa invece hanno significato i quattro anni di presidenza Trump.


Come ormai anche i sassi ben sanno, nel 2016 è entrato in vigore il GDPR, il Regolamento Europeo per la Protezione dei Dati Personali (Reg. UE 679/16), diventato operativo nel 2018, quando abbiamo assistito alla corsa alla compliance ed alla messa in conformità da parte di molte società italiane.


Come dice il nome stesso, il Regolamento è soltanto Europeo, ciò vuol dire che non si applica agli Stati Uniti, ma per quanto riguarda i rapporti tra USA e UE, durante la presidenza di Barack Obama è entrato in vigore il cosiddetto Privacy Shield, ovvero lo scudo privacy: una sorta di meccanismo di auto certificazione con il quale le imprese con sede legale in America che volevano avere rapporti commerciali con l'Unione Europea, trattando dati di cittadini europei dovevano certificare di essere in regola con gli aspetti della protezione dei dati, cioè di avere standard di protezione dei dati e di privacy che potessero essere considerati sufficienti ed adeguati da parte dell'UE.


La questione inerente l'adeguatezza del Privacy Shield nacque grazie ad un cittadino austriaco, Maximilian Schrems, che nel 2014 denunciò Facebook all'Autorità Garante irlandese perché secondo lui il social network non trattava correttamente i dati e quindi non tutelava la privacy dei suoi iscritti. La questione riguardava il trasferimento di dati dall'Unione Europea agli Stati Uniti, trasferimento che Schrems aveva chiesto di vietare.


L'istanza venne respinta, ma nel 2015 la Corte di Giustizia Europea invalidò la decisione del Garante Irlandese della privacy, e la questione venne presentata nuovamente.


Tuttavia, i tempi erano profondamente cambiati e l'anno successivo sarebbe entrato in vigore il GDPR, mentre in America era in vigore il Privacy Shield. Ma quando nel novembre dello stesso anno Donald Trump venne eletto alla Casa Bianca, le carte furono decisamente rimescolate.


Nello stabilire che la sicurezza nazionale è più importante di qualsiasi altra cosa (America first) Trump ha sancito la possibilità di vendere i dati dei propri utenti online e di fatto anha annullato la validità del Privacy Shield (in quanto in un eventuale giudizio di bilanciamento prevarrebbero sempre e comunque gli interessi nazionali piuttosto che quelli dei singoli interessati).


Nel 2020, dunque, di fronte a questo scenario, la Corte di Giustizia europea ha dichiarato che lo scudo privacy non è più adeguato a proteggere i dati dei propri cittadini e lo ha pertanto reso invalido, con la nota sentenza "Schrems II" che ha visto vincitore il tenace paladino della privacy nostrana.


Le implicazioni di questa sentenza, oltre a sancire una grande vittoria personale per Schrems, sono state elevatissime. Ben 5.376 aziende statunitensi (tra cui, tanto per fare qualche nome, Google, Facebook e altri nomi ben noti) non possono più trattare lecitamente i dati di noi cittadini europei, e sono state quindi costrette o a spostare i loro server e la loro sede in Europa, o scrivere dettagliate clausole contrattuali, oppure ancora ad adeguarsi alle normative del GDPR.


E allora ecco perché dal nostro punto di vista l'elezione di Biden è così importante. Perché appartenendo allo stesso partito che aveva a suo tempo implementato il Privacy Shield, c'è da sperare che questa elezione possa riprendere l'opera iniziata da Obama affinché la privacy e la protezione dei dati personali, anche oltre oceano, diventino un tema sempre più sentito e tutelato a livello governativo, per una miglior tutela dei diritti fondamentali dell'uomo e quindi dell'essere umano stesso.


Avv. Luisa Di Giacomo


Qui trovi il link al mio canale Youtube ed al video che ho dedicato a questo tema:


+39 011 562 3588

Corso Matteotti, 44

10121 Torino

©2018 by Avv. Luisa Di Giacomo

Data Protection Officer 

P. IVA 09747230010