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  • Luisa Di Giacomo

Come distinguere Smartworking e Telelavoro

Aggiornato il: 22 dic 2020

Oggi sono comodamente seduta alla mia scrivania, in felpa. Anzi, per la verità sono proprio in tuta e ciabatte e nonostante la tenuta da casa, sto alacremente lavorando.


Eh sì, perché oggi faccio SMARTWORKING. Il che vuol dire che non vado in studio, ma dal soggiorno di casa mia, col mio computer, un'ottima connessione internet e una stampante, faccio tutto quello che farei normalmente, limitando gli spostamenti ed i contatti con il mondo esterno.


Smartworking in questo periodo è uno dei termini più usati ed abusati in assoluto, insieme ad un'altra serie di vocaboli entrati di prepotenza nel nostro lessico familiare (focolaio e cluster, tra quelli che mi fanno più rabbrividire).


Ma siamo sicuri che quello che è stato messo in piedi da moltissime aziende sia del vero ed autentico Smartworking e non, molto più semplicemente, del Telelavoro?


Sì, perché al di là del vezzo stilistico di usare anglicismi a tutti i costi al posto dell'italiano, i due termini non sono sinonimi, e nella pratica non descrivono lo stesso concetto.


Smart in inglese significa intelligente, quindi Smartworking dovrebbe voler dire "lavoro intelligente" (perdonatemi, ma lavoro agile non si può davvero sentire). Ma quindi, in pratica, che differenza c'è tra il lavoro intelligente ed il nostrano Telelavoro, dal sapore un po' retrò?


Il denominatore comune tra Smartworking e Telelavoro è quello di lavorare da casa. In fondo è facile, come dicevo prima: basta un computer, una connessione internet e il gioco è fatto. Tuttavia, qui finiscono le somiglianze.


Il Telelavoro, o lavoro da remoto, di cui sentiamo parlare già dagli anni '90, si basa su un contratto collettivo nazionale e viene inteso come una prestazione lavorativa, che ricalca in tutto e per tutto quella "normale", ma che viene resa al di fuori dei locali aziendali. Il lavoratore, dunque, disloca la propria sede fisica a casa propria, ma per il resto ha tutte le obbligazioni, limitazioni e diritti che avrebbe in azienda: deve rispettare gli orari prestabiliti, le pause, le istruzioni e le consegne che avrebbe esattamente come se si trovasse presso la sede del suo datore di lavoro.


Lo Smartworking, invece, si fonda su un accordo scritto personale tra il datore e il lavoratore, che, indipendentemente dalla contrattazione collettiva nazionale, decidono di dislocare non solo il luogo in cui viene svolta la prestazione, ma anche i tempi e le modalità. Si tratta di un concetto più ampio e moderno, in cui il lavoratore dovrebbe poter lavorare come e quando vuole, senza che il datore controlli la sua effettiva presenza e paghi per il tempo effettivo che egli dedica al lavoro, ma con un focus rivolto più al risultato.


La prestazione lavorativa esce dall'azienda per entrare nelle case, con un radicale cambiamento di mentalità che fa emergere la necessità di instaurare un nuovo rapporto di fiducia tra datore e lavoratore.

Non basta quindi suggerire alle aziende di "attivare lo Smartworking (così come, a mio parere, non basta ripetere alle persone di "stare a casa"), ma è necessario accrescere la consapevolezza e la cultura del vero lavoro intelligente, anche in merito a tutti gli strumenti tecnologici utilizzati, soprattutto con riguardo alla sicurezza delle aziende, dei lavoratori e dei dati che vengono trattati lavorando da casa. Non solo, ma l'attivazione del vero lavoro intelligente presuppone l'instaurarsi di un nuovo rapporto di fiducia tra datore e lavoratore, in cui non esiste più la dicotomia tra il primo che controlla ed il secondo che viene controllato, ma una collaborazione di entrambe le parti per una crescita economica ed un maggior vantaggio per tutti.


Si dice che da tutte le crisi, anche dalle peggiori, possa nascere qualcosa di buono, ed in fondo la parola crisi altro non significa che "cambiamento".


Il mio auspicio, quindi, in merito al tema dello Smartworking, è che le aziende, i professionisti, i lavoratori e tutto il sistema italiano sappiano approfittare di questa spinta in avanti data dall'esigenza di stare a casa e limitare i contatti personali e gli spostamenti, per provare a cambiare le mentalità ed abbracciare con consapevole coscienza l'adozione di un vero ed autentico Smartworking che possa proiettare il mondo del lavoro del nostro Paese verso il futuro.


Avv. Luisa Di Giacomo


Qui trovi il link al mio canale Youtube ed al video che ho dedicato a questo tema:




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